Rotatoria… o rotonda: perché no?

Una delle problematiche più importanti del nostro
quartiere è quello della cosi detta “mobilità”.
Torniamo di nuovo ad occuparci dell’incrocio
stradale tra la “forchetta” di via Carlo Perini e il
tratto della nuova via De Pisis. Tale intersezione
era stata progettata in modo da poter regolare il
traffico veicolare, ciclabile e pedonale (anche per
non vedenti) grazie a un moderno impianto
semaforico. Da un paio di mesi però, dopo un
lungo periodo di ininterrotto funzionamento (in
azione 24 ore su 24), l’attività di tale impianto è
stata “limitata” a una generica segnalazione di
pericolo grazie a un lampeggio a luce gialla
(sempre 24 ore su 24). In pratica, il corretto
rispetto delle precedenze di veicoli, biciclette e
pedoni in transito risulta ora demandato al rispetto
della segnaletica fissa, orizzontale e verticale, così
come previsto dal Codice della Strada. Anche se
ora non si formano più code di veicoli in inutili e
prolungate attese; soprattutto nelle ore di punta,
sembra opportuno cogliere l’occasione per
sottolineare come il progetto dell’incrocio di cui
stiamo parlando sia stato, in un certo senso,
pericolosamente “violentato”. Non sembra, infatti,
facile una immediata percezione degli obblighi di
precedenza: le corsie di accumulo previste per i
veicoli in attesa di poter “svoltare” non sono di
lunghezza adeguata (col rischio di blocco totale
dell’incrocio) e gli innesti (secchi a 90°) sono
realizzati senza alcun invito o raccordo, per cui, i
veicoli sono spesso costretti ad “allargare” le
proprie traiettorie per non urtare i cordoli
(invadendo però così la corsia adiacente a quella
da loro impegnata, con evidenti rischi di sicurezza).
Nella specie, la soluzione più semplice, come ci
hanno segnalato diversi abitanti potrebbe essere
quella di eliminare l’incrocio semaforico in
questione, sostituendolo con una rotonda (o
rotatoria), come da tempo avviene su gran parte
delle nostre strade statali, provinciali ecc. Magari
prestando particolare attenzione anche alle
esigenze di pedoni e ciclisti lasciando – per
esempio – i semafori a “chiamata”. Una tale
soluzione non sembrerebbe del resto neppure in
contrasto con il progetto iniziale di viabilità, che
prevedeva due corsie di marcia per ognuna delle
due carreggiate della nuova strada.

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